Skip to content
25 ottobre 2016 / stefanofierli

Sottomissione

Ponendo per assurdo, come si faceva con i teoremi di matematica al liceo, che il sesso orale per la donna sia sottomissione e che, il cugino cattivo di Barbapapà, sia arrivato a questa conclusione, non per preconcetti bigotti, ma avendo parlato con i quasi quattro miliardi di donne che popolano la terra, resta il fatto che: per una donna di stazza media, l’unica sottomissione sessuale plausibile con Adinolfi, che le permetta di restare in vita, è la pratica del sesso orale.

Canzone: Mi ami? (CCCP)

23 settembre 2016 / stefanofierli

Doping e Guerra Fredda

La brutta sensazione che gli effetti collaterali del doping abbiano colpito gli autori delle trasmissioni sportive Rai, balza subito agli occhi se si ha la sfortuna di imbattersi su trasmissioni come Calcio Champagne o Zona P.M 11. Si interessavano di sport, li hanno usati come cavie, ecco il risultato.

Ma il doping non finisce qua, è ovvio, c’è qualcosa di molto più grosso sotto. Qualcosa di detto e non detto, qualcosa che ipocritamente viene attaccato, ma combattuto a singhiozzo. Esistono atleti che ne fanno uso per arricchirsi e ottenere risultati e fama, esistono medici e specialisti che usano il doping per arricchirsi e basta, senza fama, ma senza nemmeno rischiarne le conseguenze. Le sfaccettature per parlare di doping sarebbero molteplici, ma oggi tocchiamo quella che riguarda la guerra fredda tra Russia e USA che non si riveva così forte dai tempi di Ivan Drago contro Rocky. Ma dopo il letargo russo, Putin ha fatto sì che le due realtà antagoniste della seconda metà del secolo scorso, riprendessero a darsele di santa ragione. E per ora lo fanno in maniera sportiva, o meglio antisportiva, o meglio ancora, tacciando l’altro di essere antisportivo. Putin ha voluto che alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014, ci fosse un trionfo degli atleti russi, pertanto i controlli interni sull’uso di sostanze dopanti, sono sparite per un po’ . Il risultato è stato la vittoria della Russia nel medagliere. Stessa cosa che era avvenuta per la Cina durante le Olimpiadi estive di Pechino nel 2008 (unica volta in cui gli Stati Uniti non hanno vinto un medagliere dal 1984 in poi). Lì per lì feste  e medaglie, con grande orgoglio russo per questa piccola manifestazione ben riuscita rispetto al grande evento che dovranno ospitare nel 2018: il loro primo mondiale di calcio. Ma Putin non si accontenta di medaglie, vuole comandare, o almeno spartirsi il mondo com’era un tempo, americani da una parte, russi dall’altra. E chissà se tra le sue pretese in Siria, se con il suo atteggiamento nei confronti della Turchia o con quello nei confronti del Medio Oriente e dell’Is, la Russia non abbia scocciato i promotori mondiali della libertà. Ed ecco la clamorosa esclusione della squadra di atletica russa dalle Olimpiadi di Rio 2016.

In un dibattito di quest’estate al festival di Sherwood all’interno dell’area sportiva, si parlava con un ospite, giornalista di Tuttosport, che la puzza di bruciato mi sembrava forte sull’atteggiamento della WADA (agenzia mondiale anti-doping) contro i russi. Lui, più professionale di me, non si era lasciato trascinare da supposizioni e dietrologia da fantapolitica. Si era limitato a dire che i dati di accusa nei confronti degli atleti russi erano incontrovertibili e che la WADA aveva fatto il suo compito, essendo poi una agenzia con sede in Canada e non negli Stati Uniti. Eppure l’accanimento degli USA, con alcuni rappresentanti ufficiali che chiedevano l’esclusione di tutta la Russia dalle Olimpiadi di Rio, suonava come una mazzata alla credibilità di Putin, a soli due anni dai mondiali. Adesso, dopo il solito trionfo a stelle e strisce, arrivano gli attacchi degli hacker, robe che James Bond diventa vintage anche con l’arma più tecnologica tra le mani. Gli hacker russi denunciano una pratica del doping molto diffusa anche negli Stati Uniti, cosa che tra l’altro non stupirebbe nessuno, però tra coloro che sono stati accusati c’è stata anche lei: Simone Biles, la ginnasta statunitense che ha fatto sognare tutti, con la sua perfezione e quella storia alle spalle che ancora una volta ha ravvivato il fuoco del sogno americano. Come se non bastasse, pochi giorni dopo, nuovi attacchi hacker hanno accusato anche gli atleti inglesi, australiani ed è circolato anche qualche nome italiano. Per quanto riguarda gli inglesi, se ne sarebbe accorto anche il principe Carlo, che non ha proprio l’aria sveglia sveglia, che i suoi sudditi non la raccontavano giusta. Nel giro di quattro edizioni, sono passati da essere forti come il Burkina Faso, ad essere la seconda potenza olimpica dietro gli Stati Uniti. Ma il dato rimane che queste sembrano piccole schermaglie in cui ci si vuole screditare, ma che la battaglia vera sia altrove, e chissà che coloro che sono favorevoli alla legalizzazione del doping, lo siano affinché si eviti di usare come pretesto lo sport per mascherare quelli che sono i nodi cruciali del potere, su cui solo un buon appello di Rocky Balboa, potrebbe permettere di aprire una nuova stagione di pace e serenità.

Canzone: Amen (Francesco Gabbani)

28 agosto 2016 / stefanofierli

Botta e … Non risposta

Il vescovo di Ascoli Piceno, Giovanni D’Ercole, durante la santa messa per le vittime del terremoto, si è detto avvilito e arrabbiato, financo indignato con Dio, per quanto avvenuto. Per questo gli ha rivolto la difficile domanda: ” E ora che si fa?”. Dio, nonostante la sua presenza continua nella sua e nelle nostre vite, stranamente non ha ancora dato una risposta.

canzone: Portatemi Dio (Vasco Rossi)

22 agosto 2016 / stefanofierli

Il genio della politica

 

Alla notizia di un possibile video che accusava dei ragazzi siciliani, quindi quasi italiani, di prendere letteralmente a mazzate dei ragazzini egiziani, lasciandone uno in fin di vita, Salvini si è precipitato in Sicilia per prendere in mano la situazione. Di seguito la registrazione trascritta del dialogo con l’avvocato del ragazzo.

Salvini: Parla italiano? Ita-li-a-no.

Avvocato …

Salvini: parlo lentamente così dovresti almeno intuire

Avvocato:…

Salvini: L’hanno fatto per Regani

Avvocato:?

Salvini: Il ragazzo che Renzi ha venduto, cioè anche altri, sì insomma la zecca rossa, quello là che per un po’ hanno provato a paragonare ai marò… hai capito, ma questo non capisce, Rigoni, quello che era sui giornali, ah no quello gioca nel Chievo, sì basta cercare il nome su internet.

Avvocato:??

Salvini: Ma perchè mi guardi così? Dici che per uno così non vale la pena, ah, forse pensi che se per i marò nessuno ha ammazzato un indiano, i comunisti lo potrebbero erigere (questo è per far capire che è un fake ed evitare querele) a moderno Che Guevara.

Avvocato: ?

Salvini: Forse sei meno tonto di quello che sembrava, d’altronde voi con la mafia siete abituati a essere scaltri, per vendicare Cesare, intendo Giulio, quello ucciso da Cleopatra, o s’era ammazzata lei, spetta spetta, che poi da lì se l’ammazzava evitavamo Roma ladrona, i soldi per Roma Capitale. Meglio di no.
Avvocato:?

Salvini: HAi ragione, ci sarà pur una soluzione, una scusa buona per tutti e daje. Cazzo ormai sti romani ci stanno conquistando, prima le espressioni, poi li bucatini e da lì a fare i politici mantenuti è un attimo.

Portaborse di Salvini: Come mi aveva richiesto ingegnere, la Roma ha stravinto, ma El Sharawi non ha segnato.

Salvini: Tiè, se ne è andato dal Milan e pensava di segnare sempre… Sa quell’ingegnere è un piccolo vezzo. Non dice niente, devo risolvere tutto io, voi siciliani…. Ecco la soluzione El Sharawy, il faraone, non erano egiziani i faraoni, sì sono sicuro. Quello agli europei per l’Italia cosa ha combinato? Niente, mantenuto in Italia… e, e, che ha fatto per noi? Ha detto qualcosa per Regoni? Capito quindi, quelli l’hanno presi a mazzate perchè esasperati dai giocatori che egiziani che ci rubano il lavoro.

Avvocato: ‘Mbare ma che spacchiu dici

Canzone: Inno di Mameli, sovrapposto da Va Pensiero (Mameli-Verdi)

9 agosto 2016 / stefanofierli

Il dream team a Rio

Sono ormai molti anni che le Olimpiadi le guardo lontano dall’Italia. Non ho la fortuna di seguirle dal vivo, dato che questo, oltre a farmi cogliere qualche verità in più dal vivo, mi eviterebbe lo sciovinismo dei cronisti che, in Spagna, non è inferiore a quello italiano. Durante l’incontro di pallanuoto Spagna-Italia, uno dei due cronisti è arrivato a dire che quando si gioca contro l’Italia si sa che si gioca contro gli avversari e qualcun altro, riferendosi a un arbitraggio a loro dire, spudoratamente a favore del settebello. Non mi intendo molto di pallanuoto, però il tono sembrava un po’ quello da bar, che avrebbe inorgoglito solo Matteo Renzi, nel sentir dire che c’è un peso internazionale da parte del nostro paese che nessun italiano potrebbe mai ritenere credibile. Ma seguendo i giochi, prima che mia figlia, ispirata da  qualcuno dei tanti atleti presenti a Rio, decidesse di rompere la tv al plasma nuova dei nonni con una pallata, ci sono state altre cose che mi hanno colpito e una che mi ha fatto capire che la strada  è ancora lunga per sperare che il razzismo venga sconfitto, magari grazie allo sport. E cose che forse sono molto più importanti e che tutti i quotidiani hanno riportato per fare notizia e simpatia, ai miei occhi sono risultate secondarie. C’è stato il ginnasta con la bolletta da 4000 euro per giocare ai pokemon, le due giocatrici di beach volley, una tedesca in bikini e l’altra egiziana con il velo che si sono scontrate sotto rete. E poi molti altri momenti, il patetico tentativo della signora cinese, in veste di autorità, che alla sfilata inaugurale ha salutato non solo la delegazione di atleti cinesi, ma anche quella di Hong hong, che ovviamente non sono in Brasile per rappresentare Pechino. E poi i messaggi di Renzi, prima gufo, poi portafortuna e le lacrime di gioia e dolore di altri atleti. Tanta carne al fuoco insomma, fino alla prima partita degli Stati Uniti di basket. Il dream team che torna a far sognare i suoi concittadini, che a casa si sparano tra negracci rubatutto e bianchi che provano a salvare l’ordine. Il pianeta delle scimmie dei giorni nostri, con quei ciclopici, ma al contempo agili e precisi neri, che a velocità supersonica infilavano sempre la palla nel cesto. Bene quindi, i neri non sono solo negri rubatutto. Il problema è che poi inquadrano la panchina e il coach e la dirigenza sono tutti bianchi. Il messaggio che mi è saltato agli occhi è che se li addomestichi quelli sanno fare anche delle cose incredibili, con quella forza da gorilla e quell’istinto animalesco che hanno nel sangue. Tutto possono fare se ben addomesticati, tranne il domatore, quello deve essere bianco. Io ci leggo questo ogni volta che li vedo. Possibile che non ci sia un personaggio alla Michel Jordan o tra qualche anno un Kobe Bryant che dica: “Tocca a noi in panchina. Noi che conosciamo lo stress, i tempi, le corde giuste da toccare con i giocatori, perchè ci siamo già passati.” Anche Maradona ha fatto il selezionatore della nazionale Argentina e fuori dal campo non è che fosse quel modello che tutti i giornalisti erano pronti a raccontare. Però era un idolo a casa, e tra quei giocatori presenti in campo, idoli negli U.S.A., tutti rigorasamente abbronzati, qualcuno che oltre ai soldi sappia pretendere anche di guidare gli altri, ci sarà? Con tutte le medaglie vinte dagli italiani, con tutte le emozioni straordinarie, proprio questo mi doveva colpire? Eppure resto convinto che la nuova favola dell’atleta brasiliana che ha vinto il primo oro per il Brasile, proveniendo dalla favelas, sia un’altra di quelle storie che ci racconteranno, ma che non cambierà la storia, mentre il giorno in cui vedremo un nero che guida altri neri in quella panchina, potrebbe far sì che non ci sia chi spara e chi muore per una lattina rubata al bar.

Canzone: Inno delle Olimpiadi (che non sapevo nemmeno esistesse)

25 luglio 2016 / stefanofierli

La piaga della roulette russa in Africa

Avevano ragione i Salvini, i Meloni, i Maroni, i casapaundisti, ma soprattutto la tanta brava gente che lavora e che non è razzista se non fosse che loro esagerano. Ebbene le prove sono arrivate con i Panama papers, dato che i giornali, anche quelli di sinistra, oltre a prendersela con i soliti bianchi, hanno finalmente puntato lo sguardo sulle mani in pasta dei negri ricchi e ladri. Era ora! Ecco come si spiegano quei giovani nei barconi che cercano di arrivare da noi, vestiti di tutto punto, con cellulari all’ultimo grido. Sono i figli di papà africani, i nuovi ricchi, figli degli oligarchi del continente nero che, annoiati da una vita piena di agi, si giocano la vita attraversando il mediterraneo su quei gommoni, come in una versione più dinamica della roulette russa. Chi arriva qua e viene rispedito laggiù riparte, perchè è come una droga per loro, poi esistono casi fortunati che dopo qualche viaggio andato male decidono di andare nelle ville di papà comprate in America o nei luoghi più esotici del pianeta. E noi a salvarli a spese dei cittadini, che muoiano questi ricchi parassiti mafiosi.

Il finale in tono grillino è perché quando si esagera a me me girano. Domani vado un mese in vacanza con tutta la famiglia scroccando posti per dormire da parenti e amici, e questi che c’hanno le mega ville in giro per il mondo rischiano la vita in questo modo patetico.

canzone: in viaggio (C.S.I.)

28 giugno 2016 / stefanofierli

Chissà perché?

Eppure c’è! Ho provato a rintracciare l’articolo che avevo scritto qualche tempo fa sulla scesa in campo di Bud Spencer. Proprio lui, che si schierava al fianco di quelli che ci aveva insegnato a prendere a cazzottoni. Credo che nel post spiegassi il mio stupore per vederlo nelle liste di Forza Italia, perché se per i giovani di oggi non dice niente, per quelli della mia generazione, Bud era un inno a combattere i soprusi, era, se pur in chiave ironica, un ripudio alla rassegnazione cattolica contro i più forti. Quale gli ultimi saranno primi, tu, chiunque tu sia, quaggiù, hai il diritto di pretendere una vita migliore, anche se devi usare modi poco gentili. E poi che scopri? Che nella realtà stava di là? Insomma, un po’ come se suo fratello, il nonno di Heidi, avesse ritenuto la signorina Rottermaier, il vero modello da seguire. Però l’articolo non l’ho trovato, e allora perché riscriverne? Non è che volessi rovinarne il ricordo a qualcuno o fare lo scoop del secolo, l’inchiesta non è proprio il mio pane, ma sono attratto dalle contraddizioni come l’orso e il miele. Nessuno, anche tra quelli che so essere di sinistra nota, nel ricordo di quest’uomo, che nella vita reale, era al fianco di quello contro cui tutto il giorno combattono e hanno combattuto. Cosa impedisce il ricordo a tutto tondo, l’analisi oggettiva? Non voglio dire che Bud Spencer debba essere odiato, magari era una bravissima persona, con qualche idea un po’ conservatrice ed è stato affascinato dal Berlusca come tanti altri, ma è vero che per altri, anche al momento della dipartita, il trattamento riservato è ben diverso, magari per una frase o una scelta di vita ritenuta grave. E allora qual è il ragionamento che scatta, come si decide: lui sì, lui no? è ciò che si  è conosciuto nell’infanzia come buono a essere intoccabile? Esistono degli archetipi della bontà che sono impossibili da mettere in discussione? Bè, complimenti a Bud allora, capace di salire nel podio di questi archetipi, insieme a Babbo Natale e alla Nutella.

Canzone: Banana Joe (Oliver Onions)